DUM.BO

Dagli anni ’60 il design in Italia ha sviluppato, parallelamente a quello che viene considerato il “bel design”, un tipo di design già giocoso, divertente, colorato, a volte al limite del gadget. Partendo dagli Archizoom, passando per Memphis, arrivando ad Alessi fino ai recenti Seletti e Qeeboo di Stefano Giovannoni.

Siamo in una terra di confine tra l’oggetto e il giocattolo, tra il mobile e l’opera d'arte. Non è un caso che Maurizio Cattelan, l’artista italiano più famoso del mondo, abbia sviluppato una linea di prodotti per Seletti.

È forse perché dagli anni ’60 siamo diventati degli eterni Peter Pan e amiamo circondarci e vivere con oggetti che attutiscono la nostra crescita? Oppure servono a costruire il bozzolo che in qualche maniera ci ripara mentalmente dalle trivialità del mondo reale? A volte questo tipo di design apparentemente tranquillo nasconde messaggi di inquietudine, non è poi così tranquillizzante, in certi casi possiamo dire che non lo è per niente. Forse certi artisti (Cattelan, Murakami, Koons, Hirst) hanno optato per un mercato di tipo diverso? Si tratta di un’operazione che scardina i meccanismi dell’arte contemporanea, in cui pochi artisti vendono a cifre milionarie mentre il resto del mercato è invaso da milioni di wannabee?

Attualmente il mondo del design è diviso tra chi fa finta di essere un giocherellone e chi osteggia con forza il “design antropomorfico”. Voi cosa ne pensate? Il dibattito al momento è decisamente aperto.

Tema 5: Design can be Fun (Massimo Giacon - Design)

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