Diari per gli occhi

Fotografie, disegni, parole dei giovani artisti del liceo Arcangeli di Bologna

a cura di Simone Martinetto - coordinamento Mariangela Zaffani 

Togliersi per un momento dalla propria pelle e indossare quella di un’altra persona è una fantasia che penso abbiamo avuto in molti. Sovrapporsi allo sguardo di un altro e immaginarsi di vedere con i suoi occhi è un’esperienza simile, colma di valori positivi. Oppure farsi narratori e inventare un modo di raccontare l’altro. In questo mondo che spesso pone troppa attenzione all’individuo e favorisce una visione egocentrica questa è un’operazione fondamentale.

Immaginate ora un gruppo di ragazzi, giovani artisti del Liceo Arcangeli di Bologna, cimentarsi con la creazione di diari dedicati ad un’altra persona, regalando tempo, cura ed esplorazione dell’universo interiore ed esteriore della persona scelta fino a realizzare una sequenza di fotografie, accompagnate a volte da testi, disegni e collage.

Pensate alla loro età di adolescenti e al loro lavorare per riscoprire la relazione che li lega a questa persona, togliendosi per un po’ dall’osservazione di se stessi come separati dagli altri. Ognuno ha scelto un amico, un parente, un genitore, un nonno, il proprio ragazzo, un semplice conoscente o un senzatetto che vedeva spesso per strada e con cui non aveva mai parlato. E alcuni di loro si sono adoperati con anima e corpo per dedicargli un diario a base di fotografie.

Durante questo percorso i ragazzi sono stati guidati alla scoperta delle tecniche base della fotografia ma anche del suo linguaggio e del senso profondo insito nel “medium”. La fotografia è uno strumento perfetto per fare questo, perché esprime sempre un rapporto tra chi fotografa e chi è fotografato. La buona fotografia è sempre un atto d’amore. E’ un collante che, anche se per un brevissimo istante, crea un rapporto di simbiosi tra il nostro mondo interiore e il mondo fuori, tra noi e gli altri. Sul piatto della bilancia della fotografia c’è sempre, da una parte, l’oggetto su cui puntiamo gli occhi, con il quale possiamo anche giocare ad immedesimarci, e dall’altra, il soggetto che sceglie cosa e come fotografare, cosa far vedere di sé. C’è sempre quello che Wim Wenders in una sua poesia ha definito il “controscatto”, ovvero il rinculo della fotografia, il contraccolpo che come quando si usa un fucile, ci respinge indietro verso noi stessi. E’ quest’atto bilaterale, in avanti e all’indietro, che noi possiamo rintracciare nei diari visivi realizzati dai ragazzi.

Sono diari preziosi, perché ci permettono di esplorare vite di persone a noi sconosciute con uno sguardo che mai ci sarebbe possibile altrimenti: quello della prossimità, dell’intimità e della curiosità del cuore e della mente. Per questo sono grato a loro e alla loro energia prorompente che a volte nascondono e non riescono a tirar fuori e a trasformare, se non viene guidata e incanalata in una direzione. Quella stessa energia che invecchiando molte persone perdono e che la nostra società capitalista ormai in declino, con il suo freddo calcolo materialistico della vita e il suo gioco del mercato, comincia nuovamente ad aver bisogno di riscoprire.

Vi invito a prendere il giusto tempo per esplorare questi diari per gli occhi. Attraverso di essi potremmo sentire vibrare dentro di voi qualcosa di potente che da tempo avevamo dimenticato o al quale non avevamo dedicato abbastanza attenzione.

Mostra finale del laboratorio di fotografia tenuto dall’artista e fotografo Simone Martinetto.

Oltre 100 ragazzi coinvolti, oltre 100 diari dedicati ad una persona di sesso opposto.

Simone Martinetto lavora come artista, fotografo di scena per il cinema e docente di fotografia. Inizia a fotografare quando il nonno, poco prima di morire, gli regala la macchina fotografica che aveva comprato in occasione della sua nascita. Ha esposto i suoi lavori in circa 60 mostre, tra cui quelle presso la Galleria Claudio Bottello Contemporary di Torino, la Cineteca di Bologna, Cave Arte Contemporanea di Cagliari, il Frost Art Museum di Miami, l’ISCP Gallery e i 49B Studios di New York. Come fotografo di scena ha lavorato con molti dei principali attori e registi italiani e francesci, tra cui Isabella Rossellini, Pierfrancesco Favino, Marco Bellocchio, Valerio Mastandrea, Giuliano Montaldo, Margherita Buy, Alba Rohrwacher, Saverio Costanzo, Berenice Bejo, Emmanuelle Devos. Ha pubblicato il libro Senza la memoria che racconta la storia di Valentina, sua nonna, dei suoi problemi a ricordare per più di due minuti e dei mille biglietti che riempivano la sua casa e il libro Il lavoro quotidiano che segue da vicino la vita di sette lavoratori. Il suo ultimo lavoro è La voce di Gramsci una video-installazione che riattualizza il pensiero di Gramsci attraverso lo sguardo di tre persone immigrate a Bologna in cerca di lavoro o per fuggire dal loro paese di origine. E’ laureato in filosofia estetica con una testi sul concetto di tempo in fotografia e ha insegnato presso l’Università di Bologna, tenuto laboratori presso molte scuole secondarie ed enti pubblici e privati. Appassionato di didattica ha creato un personale metodo di insegnamento della fotografia e ha vinto il premio Arte Plurale 2008 come miglior insegnante per un laboratorio tenuto a Torino con persone con disagio mentale medio-grave. Ha vinto alcuni premi nazionali sia come artista (Premio ISCP 2012 - Festival di Savignano 2004 - Premio Portfolio Italia 2004) che come fotografo di scena (Premio Cliciak 2006 e 2010).

Classi: 3I, 4B, 4C, 4D, 4I

Insegnanti: Prof.sse Daniela Davoli, Rosa De Santis, Roberta MatteiMariangela Zaffani

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